1 – QUELLA STRANA VIA DI FUGA…

In anni recenti – e scrivo nell’anno dieci del ventunesimo secolo dopo Cristo –, si intestano vie, piazze, associazioni, si erigono perfino monumenti, a persone ancora vive, il culto della personalità è stato adottato dal capitalismo, dal liberalismo di facciata, insomma, dai regimi dittatoriali non dichiarati. Non ci si meravigli dunque se allo stesso modo si possa tracciare il consuntivo di un governo ancora in carica, benché agonizzante… si potrebbe, ma ora mi interessa solo evidenziare come i governi populisti reazionari dei sopravvissuti a tangentopoli siano riusciti a livellare la vita sociale italiana solo su un aspetto: l’ignoranza.

Naturalmente si parla per approssimazione, ma questo è uno dei loro grandi successi programmati e sottaciuti fin dall’inizio. E’ sotto gli occhi di tutti come abbiano ridotto la scuola in qualsiasi livello di istruzione e che dire dell’Università…

Quest’opera di demolizione è stata tentata anche in altri campi, lo sappiamo, basta pensare ai settori pubblico e giudiziario.

Ha ragione Bocca, il berlusconismo non è un’ideologia politica, è solo un tentativo riuscito per alcuni anni – troppi – di distruzione delle basi democratiche della repubblica nata dalla resistenza al fascismo, al banale scopo di perseguire l’impunità e l’arricchimento personale. Tale disegno avventuristico viene condotto in base alle contingenze e alle necessità del momento, senza scrupoli e contando di volta in volta sui puntelli giusti, come si conviene ad una società d’affari e soprattutto di malaffare.

Un’analisi cinica della situazione potrebbe far dire, secondo la vecchia teoria del tanto peggio tanto meglio, che toccare il fondo possa servire a risollevarsi e migliorare decisamente, ma evidentemente non si tratta di una buona teoria, visto che il fondo lo si è toccato da un pezzo e di segnali positivi neanche l’ombra… anzi, da buon estremista penso, anche se non potrà esserci la controprova, che Rifondazione comunista fece un clamoroso errore storico a far cadere il governo Prodi nel 1998, ponendo i presupposti sia per la propria decadenza, che per l’avanzata della destra. Voglio dire che l’essere dalla parte della ragione (perché altrettanto grave fu l’errore del governo, recidivo nel 2008) non deve presupporre che aver meno di niente sia meglio di aver poco.

Interrompo la divagazione, che mi è stata tuttavia utile per recuperare il clima in cui venne concepito “Rivoluzionari in sottana”…

Già! un periodo assolutamente oscurantista a dir poco, ricordo ad esempio con orrore che la ministro (non merita che la chiami ministra) Moratti ebbe addirittura la pensata di abolire le tesi di laurea, cosa non andata in porto, ma dà l’idea della ricerca… del peggio.

Correva l’anno 1994, qualcuno sfuggito miracolosamente a tangentopoli decise che, per meglio pararsi il culo, doveva scendere in campo… i suoi creativi suggerirono una terminologia calcistica…

Avevo da poco rinunciato al tentativo di riprendere gli studi universitari, dopo essermi trasferito da Sociologia a Roma alla facoltà di Magistero a Cagliari. Ero riuscito a rendere meno dolorosa questa scelta convincendomi che avrei potuto riprenderli non appena mia figlia avesse intrapreso i suoi…

Potere del commercio! Standa, Rinascente, Fininvest e non so che altro, vinsero le elezioni, ci si preparava a un governo di destra, il più a destra mai avuto dal tempo del fascismo, ma presto questa disdetta divenne una vera e propria guerra dichiarata e fatta propria, come ai tempi del duce, dai servili podestà e gerarchi territoriali.

Il governo non fece in tempo ad insediarsi, che, oltre a tutto il resto, dichiarò guerra al pubblico impiego, dove per avventura mi trovavo; la risposta dei sindacati non fu adeguata – come ho detto sopra –, i governi rosa (o di centro-sinistra) più che fare gli interessi dei loro elettori, preferivano inseguire la destra su un campo liberista, provocando la perdita di importanti conquiste sociali ottenute con aspre lotte dai lavoratori negli anni settanta.

Si creò insomma un clima pesantissimo che continuò a esplicare i suoi effetti anche dopo l’ auspicata caduta del governo, all’inizio del ’95… Come durante il fascismo tanti democratici ripararono all’estero, anch’io meditai di trovar riparo altrove e in quel frangente pensai fosse necessario procurarmi gli strumenti per farlo, così con molto anticipo sul tempo immaginato, quell’autunno ripresi dall’inizio gli studi universitari.

La decisione maturò nell’estate del novantacinque, vagliai alcune possibilità, ma inevitabilmente la scelta fu di iscrivermi in Lettere.

Come ho accennato, fu nel maggio del ’95 che iniziò una dura vertenza per l’orario di lavoro e si trascinò per mesi. Benché i sindacati fossero riusciti ad attenuare il disegno micidiale del governo ormai caduto, esso realizzò anche parzialmente i suoi effetti: l’abbrutimento del comparto pubblico, il cui ruolo era già frustrante di per se, figuriamoci con l’aggravio di un orario spezzato al solo scopo di impedire una vita a misura d’uomo.

In luglio, la decisione presa teoricamente da tempo di ricominciare gli studi universitari si fece più concreta e le letture estive furono tutte in linea con questa decisione: un approccio leggero alla letteratura con Giampaolo Dossena, il De bello civili di Cesare, Machiavelli, Dante… mi procurai i piani di studio, il 2 ottobre mi iscrissi…

Se il nano non fosse sceso in campo forse non sarebbe andata così… e tante altre cose non sarebbero andate come sono andate, ma non sono all’ordine del giorno.

Cominciai subito a studiare e partii da Dante, ma ero una mera matricola piena di entusiasmo e inconsapevole delle insidie del nuovo ateneo, i primi approcci con i prof furono buffi, evidentemente agivo in modo inconsueto. Parlai con prof. Pirodda che sorrise bonariamente. Incontrai anche altri professori. Ridolfi mi incoraggiò dicendomi “per lei non ci saranno più sabati né domeniche…”, per non buggerarlo aspettai che se ne tornasse a Genova prima di dare l’esame, altri li avrei visti solo quella volta, perché al momento della frequentazione delle lezioni e degli esami erano già cambiati…

Chiesi le 150 ore, che dopo qualche discussione mi vennero concesse e il 15 dicembre seguii la mia prima lezione, Filologia romanza; ottimizzai al massimo la giornata, con incontri, scambi di idee, ricerca di testi, informazioni, ma il bello è che pur essendo appena arrivato, avevo già preparato il piano di studi che presentai a fine anno.

Fu un periodo difficile sul posto di lavoro e di intensa militanza nel sindacato etnico, il resto andava benone…

Precorrevo i tempi, ero all’inizio degli studi, ma volevo pensare da subito a tutto il loro corso, per questo quando venni convocato per esaminare il Piano di Studi, benché mi si dicesse che era prematuro, “che ne sapevo io…”, insistetti perché andasse avanti e concordai delle modifiche… Si, perché mi ero fatto un Piano a mio uso e consumo, con delle chicche, che la prof mi fece rimuovere: il biennale di Linguistica sarda, Storia dei movimenti e dei partiti politici, storia della musica, storia della critica! La prof di Storia della Sardegna, che avevo indicato come materia per la tesi e che già una prima volta mi aveva chiesto di desistere dalla presentazione del Piano, era davvero scandalizzata, dovetti spiegare che avevo bisogno di una traccia da seguire e in questo caso era il Piano di studi. Tuttavia non si può sottacere che alcuni degli esami complementari rimossi, lo furono per ragion di dipartimento… In ateneo vi era una guerra tra dipartimenti senza esclusione di colpi, ma allora non ne sapevo nulla.

Quella mia decisione, quella mia inesperienza, quella iniziale richiesta per molti versi utile, ebbe anche un costo… avevo escluso un esame che non potevo e il titolare della cattedra, direttore dell’Istituto, se lo legò al dito… e al momento opportuno mi presentò il conto…

Questa discussione avvenne il 13 marzo del ’96 (lo stesso giorno di un’ “epica” lezione serale di Geografia), ingenuamente espressi esplicitamente il mio disinteresse per il risorgimento italiano (che avevo sempre visto come qualcosa di reazionario, sia perché faceva riferimento ai Savoia, sia per gli sviluppi a cui portò) spingendomi fino a parlare di “risorgimento sardo”…

Io stesso risi di quella situazione, ma il Piano passò e già da allora in generale era stabilito il mio percorso di studi e la materia della tesi di laurea… in barba alla Moratti, ci pensavo già…

In seguito fu necessario apportare delle modifiche minime finalizzate a delle situazioni particolari e alle nuove norme sull’insegnamento… la mia fretta di allora mi costò un esame in più, ma fu un spendita gradita…

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ritorno a rivoluzionari in sottana e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a 1 – QUELLA STRANA VIA DI FUGA…

  1. Binepp ha detto:

    enters the best contest

  2. Bigo ha detto:

    Two bitches munch on their boxes

  3. cums ha detto:

    nofollow best

  4. giulia ha detto:

    Ognuno ha le sue vie di fuga…
    Alcuni si rifugiano nel chinotto, altri nel Dossena.
    Mi viene in mente una mia poesia che faceva più o meno così:
    la naturalità delle cose innaturali
    è molto più naturale
    di …, ma poi nn me la ricordo più… Mah!

  5. Massimo Pistis ha detto:

    …Infatti, sarebbe paradossale, ma sappiamo bene che il merito è solo nostro…
    Altrimenti la logica sarebbe quella del “tanto peggio…”, come dire “grazie” ai fascisti per aver aver causato la Resistenza e la Liberazione… :)

  6. giulia ha detto:

    Vedi? Alla fine dobbiamo ringraziare pure per averci fatto sfaticare… :))

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...